S. Floriano dalle ore 15.30 alle 17.30.
Presenti: Antonio Sartorello, Mirella, Amelia, Olga, Olivo, Gianni, Aristide, Franco, Giulietta, Leonilde, Angela, Marisa, Antonietta e, di passaggio, Giancarlo Zizola.
Riflessione: Lettera agli Efesini cap. 4-5-6 e Lumen Gentium cap. 3
Dopo una breve preghiera e la lettura del verbale della riunione precedente inizia lo scambio delle riflessioni nate dalla lettura dei capitoli 4, 5 e 6 degli Efesini e del terzo capitolo della Lumen Gentium.
Antonio
Trova che dalla lettura della parola di Dio appare che il mistero di salvezza è per tutti e richiama, al riguardo, la prossima settimana dell'unità dei cristiani, che specialmente nei rapporti con la Chiese orientali, può essere vissuta con maggiore libertà dopo la caduta del comunismo, anche se anche per quelle Chiese, dopo un guizzo di ripresa di vitalità si è arrivati ad una gestione normale priva degli entusiasmi dei primi momenti.
Olivo
Ricorda che il progresso dell'ecumenismo nasce dall'unità che c'è già, che esiste in Cristo. Dal brano degli Efesini vediamo che dobbiamo lasciarci accogliere dall'unità che in Cristo c'è già: è l'unità delle Chiese, ma anche l'unità dell'umanità. Anche in Kasper nel suo libro "Non ho perduto nessuno" si trova questo concetto. Il popolo di Dio ha il dono dell'unità e nella misura in cui crediamo in Cristo crediamo anche nell'unità. L'unità si fa con la varietà di doni che Dio ci dà. E in questo senso la gerarchia non è un fatto politico, ma un fatto di testimonianza. I Vescovi non sono per comandare, ma per testimoniare. Non siamo noi a fare unità: noi solamente accogliamo la testimonianza e siamo uniti nella mano di Dio.
Marisa
Segnala che i testi sull'ecumenismo e sul concilio si possono trovare presso i Francescani dell'Atonement, presenti anche in internet. Per arrivare all'unità dei cristiani è necessario un profondo richiamo all'unità della nostra persona. C'è un percorso da compiere in questo senso per scoprire il senso autentico dell'unità, che dobbiamo prima di tutto cercare in noi stessi. In questo cammino risulta sempre difficile buttare via l'uomo vecchio e, anzi, la perfezione resta sempre un obiettivo.
Nino
Dalla lettura degli Efesini ha colto una chiarificazione del concetto della somiglianza dell'uomo con Dio, qui presentata come facoltà data all'uomo di accogliere il dono della vita di Dio; dono che, accolto, dà all'essere umano la capacità di vedere tutta la creazione e quindi anche i suoi simili con l'occhio amorevole del loro Creatore. È questo il percorso che siamo chiamati a fare perché dalla nostre azioni traspaia a tutti gli uomini quanto più possibile l'amore di Dio.
Ermanno
Collega le letture fatte con altri passi di Giovanni e di Genesi e con l'inno all'amore della prima lettera ai Corinti e gli sembra che tutto questo ribadisca che è l'amore soltanto che unisce veramente gli uomini. Le gerarchie sembrano spesso nate invece per distogliere dall'amore, per dividere. Paolo chiede a Dio di far abitare Cristo e quindi il suo amore nei cuori dei cristiani di Efeso: l'unità è quando riusciamo ad amare tutte le persone.anche indipendentemente dalla loro fede religiosa. Le armi del cristiano sono cose semplici, ma che abbiamo difficoltà a mettere in atto e così abbiamo spesso difficoltà a dare un senso alla nostra vita. Dichiara che il terzo capitolo della Lumen Gentium lo ha sbalordito: le affermazioni che ha letto potevano aver senso, secondo lui, una volta, ma se si prende come maestro Gesù diventano povere di significato. È vero che ci sono Vescovi bravi, ma, per la gente comune, essi vivono in palazzi lontani. Dalla lettura di Paolo si vede invece che egli dà tanti consigli per la vita di tutti i giorni, grazie ai quali noi possiamo essere protagonisti della nostra vita, senza ricorrere necessariamente ai nostri capi.
Mirella
Ricorda che possiamo aver presente, come scrive Paolo, che Dio, "ha potere di fare molto di più di quanto chiediamo o immaginiamo". Questo vale anche per l'imminente settimana dell'unità dei cristiani.
Olivo
Osserva che si usano nel descrivere le situazioni della Chiesa facilmente definizioni in negativo che esprimono più le nostre sensazioni semplicemente umane piuttosto che uno spirito di fede. Dobbiamo cambiare di mentalità: se prendiamo come punto di partenza il Cristo, prima di tutto un uomo è nostro fratello. A partire da questo le differenze diventano secondarie e complementari. Invece ci viene più spontaneo parlare a braccio. Così, purtroppo si è dovuti arrivare al 1999 perché cattolici e luterani si capissero sul problema della giustificazione. Si pone poi la domanda se hanno letto i documenti sull'ecumenismo tutti coloro che ne parlano.
Amelia
Trova che l'ecumenismo è legato all'esperienza della vita e trova meraviglioso che la parola di Dio risponda alle nostre paure e riesca scalzare anche gli zoccoli duri che ci è difficile demolire. Essa è al di là del nostro modo di capire e di concepire la nostra vita. Le risposte ci sono sempre ed abbondanti. La lettura si collega alla nostra esperienza di vita e diventa essa stessa esperienza di vita. All'inizio l'ecumenismo che si preoccupava principalmente delle dottrine non la interessava, ma è esperienza diffusa oggi quella di dover accogliere il diverso.
Antonio
Propone, se non ci sono altri pensieri sugli Efesini, di passare alla Lumen Gentium e chiede a Olivo un chiarimenti a riguardo del paragrafo n. 21, dove si tratta dei "Vescovi, ai quali assistono ai sacerdoti".
Olivo
Non si può parlare dei Vescovi senza aver presente il popolo al quale è rivolto il loro servizio e il loro ministero. Facciamo infatti tutti parte dello stesso popolo, ma in maniera diversa, articolata perché c'è nel popolo una serie di doni. I Vescovi non sono tutta la Chiesa, in essa hanno il compito di testimoniare, di indicare, di segnalare. La pienezza della Chiesa è perché ogni suo membro, con i suoi doni, porta qualcosa. La differenza è per arricchire la realtà. Poi ognuno di noi con i suoi peccati può fare quello che vuole. In questo paragrafo i Vescovi si sono posti la domanda "chi siamo?" E dicono di essere gli eredi dei primi dodici apostoli, coloro che partecipando ad una catena di continuità, proseguono nel compito di trasmettere il messaggio che Cristo ha dato. Sono scelti per suscitare la varietà dei doni ad un popolo perché sia vivo. Il Concilio Vaticano I si è fermato al Papa, il concilio Vaticano II si è posto questa riflessione. Il Vescovo non è un inviato del Papa perché l'unione è sulla base di una comunione di fede. Una Chiesa locale ha tutto, è un tutto (e questa è una grande sottolineatura della Lumen Gentium). Tuttavia non siamo ancora arrivati alla conversione della struttura, che continua ad essere costruita in base anche a criteri diversi dalla pura fede.
Marisa
Si ha l'impressione di contraddizioni: c'è anche il concetto del Papa come vicario di Cristo e successore di Pietro. Al tempo del Concilio si usavano espressione come: la Chiesa che è in Treviso.
Olivo
Il papa rappresenta l'unità della Chiesa: a questo riguardo Ignazio di Antiochia affermava che Roma presiede alla carità. È infatti la carità che qualifica le Chiese, il resto dovrebbe essere costituito da servizi alla carità. Poi, nella realtà, Rosmini denuncia che una delle piaghe della Chiesa sono i Vescovi, nella loro concretezza storica. E di appesantimenti storici la Chiesa se ne porta dietro: basti pensare che Costantino era il Vescovo dei non credenti e che Teodosio fece del cristianesimo la religione di Stato. Del resto la Lumen Gentium è stato un documento molto controverso e si possono rintracciare qua e là dei rattoppi.
A questo punto entra Giancarlo Zizola, ospite di don Olivo, e annuncia la morte di Olivier Clèment e ne fa un breve ricordo.
La riunione viene poi interrotta un po' prima dell'orario abituale perché Leonilde ed Angela si assumono l'incarico di accompagnare l'ospite alla stazione.
Prima però viene fissata la prossima riunione per il 14 febbraio: rifletteremo sulla lettera ai Filippesi e sul capitolo 4° della Lumen Gentium (I laici).
Gli altri partecipanti rimangono a intrattenersi in amichevole conversazione.
Vengono raccolti € 335 per il seminario di Faisalabad.
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